La proposta

Selviturismo: proposta di turismo alternativo Antonio de Bona

Abstract: For a new type of tourism in the forest.
The possibilities are outlined for a ‘new’ type tourism (specifically named as ‘selviturismo’) in the forest, where several outdoor activities could take place, bringing interesting economical opportunities, especially in naturally outstanding but economically underdeveloped areas in Southern Italy; for further details see the following web-site: http://www.selviturismo.com.

Citation: de Bona A, 2005.
sSelviturismo: proposta di turismo alternativo.
Forest@ 2 (3): 273-274. [online] URL: http://www.sisef.it/

 

Il bosco, in quanto risorsa territoriale fruita dall’uomo, è sempre stato gestito e sfruttato secondo usi e tradizioni di lunga data, come la produzione di legna, tenendo comunque sempre presenti la protezione del suolo e la necessità di regimazione delle acque.

In parti più o meno rilevanti la sua “offerta” è stata anche condizionata da mode o usi particolari legati a specifiche condizioni socio-economiche. Negli ultimi anni, infatti, le richieste nei confronti del bosco si sono orientate verso altri tipi di prodotti da esso ritraibili, quali: un luogo di conservazione di specie protette, un substrato produttivo per funghi, mirtilli e altri prodotti del sottobosco, ma soprattutto, un ambiente adatto ad accogliere turisti ed escursionisti.

Di fatto, i boschi delle aree montane oltre a rappresentare un importate tassello nell’economia locale per la produzione di legname e prodotti del sottobosco, possiedono indubbie valenze ambientali e paesaggistiche, definite come “esternalità positive”, sotto forma di protezione del suolo, tutela della biodiversità, miglioramento del paesaggio, offerta di aree turistico ricreative, ecc.

Attualmente uno dei possibili utilizzi economici delle foreste attualmente è rappresentato dal turismo che, negli ultimi trenta anni, grazie anche alla crescita economica e al conseguente aumento del tempo libero, uniti al degrado ambientale delle aree urbane, ha visto aumentare l’uso ricreativo e turistico dei boschi italiani, con un numero crescente di visitatori delle aree protette.

Va osservato, inoltre, che la presenza di ambienti naturali unici e con forti valenze turistico ricreative, possono giocare un ruolo sinergico, sia nel conservare e nell’accrescere il valore naturale e culturale delle aree montane, sia nel tracciare un percorso verso uno sviluppo sostenibile legato alle attività ecoturistiche.

Alla luce delle considerazioni appena fatte nasce l’idea del selviturismo, inteso come quella forma di turismo collegato all’insieme di attività sportive, ricreative e formative esplicabili in bosco.

Il bosco, infatti, con la sua lussureggiante vegetazione, rende i territori montani e collinari particolarmente interessanti dal punto di vista paesaggistico e turistico, in quanto, racchiude numerosi ecosistemi caratterizzati da una ricca componente biotica.

In questo contesto il selviturismo si pone come una delle attività in grado di migliorare e mantenere nella sua integrità funzionale non solo il bosco inteso come suolo e soprassuolo, ma anche come magnifico custode di ogni forma di vita animale e vegetale e come strumento di difesa della salute e del benessere della collettività. Basti pensare alle innumerevoli specie che vivono all’ombra delle foreste, rilevatesi utili in molti settori dell’economia umana; ed in particolare sotto il profilo farmaceutico, gastronomico e biologico, oltre alle molteplici discipline ed attività sportive che è possibile svolgere in bosco.

Il selviturismo si propone, inoltre, di portare a conoscenza dei turisti le peculiarità e le difficoltà della professione del selvicoltore offrendo loro la possibilità di vivere delle giornate tipo, in compagnia di professionisti del luogo che potranno insegnare alcune semplici nozioni che consentano di affrontare e risolvere le piccole difficoltà che in bosco si possono presentare. Nell’ambito di queste esperienze inoltre verrà data l’opportunità ai partecipanti di imparare a riconoscere alcune specie arboree, arbustive ed erbacce tipiche di un ecosistema foresta. Poche nozioni scientifiche basteranno ad individuare i frutti eduli, le piante officinali, le piante velenose, ecc.

Tale forma di turismo è rivolta, quindi, a un target di turisti che, muniti di scarponi e di zainetto, abbiano la capacità di meravigliarsi e di sorprendersi osservando la natura e tutto quello che è vivo e si trasforma, e che vogliano “respirare” e sentirsi parte integrante di questo mondo.

L’esodo progressivo non ancora cessato, dai territori montani e collinari, deve spingerci a trovare nuove soluzioni, orientate verso una selvicoltura in grado di assolvere contemporaneamente alla funzione produttiva e turistico-ricreativa alla luce del crescente interesse per la cosiddetta “vacanza attiva” verificatosi negli ultimi anni che ha reso possibile un più razionale sfruttamento delle risorse naturali, contribuendo ogni anno, a rendere sempre più numerose le presenze in tutti quei luoghi caratterizzati da importanti attrazioni ambientali.

L’ipotesi è dunque quella di accostare l’attività selvicolturale a quella turistica offrendo la possibilità di svolgere discipline sportive e formative sperando, così, in un rilancio del settore attraverso l’integrazione dei redditi delle attività silvo-pastorali, che con le loro problematiche stentano a decollare.

La selvicoltura del terzo millennio sarà chiamata ad assolvere altre funzioni che si sono aggiunte a quelle tradizionali: bioecologiche, paesaggistiche, igieniche, culturali e terapeutiche. Senza voler forzare troppo ed arrivare a proporre una nuova forma di selvicoltura, si può certamente dare al bosco un indirizzo prevalente per soddisfare esigenze diverse; spesso basterebbe solo chiarire che, qualunque sia la forma di selvicoltura praticata, tutte le funzioni sono sempre assolte, anche se alcune in forma più latente.

Il selviturismo si potrebbe proporre anche questo obbiettivo e, in conclusione, diventerebbe una forma valida di turismo, alternativa ad altre proposte turistiche, che il più delle volte utilizzano in maniera inadeguata ed irriguardosa, ai soli fini di un tornaconto economico, le grandi risorse del territorio agricolo-forestale.

Antonio de Bona