Curarsi nel bosco

Tra le multifunzioni che il bosco gratuitamente ci offre, possiamo annoverare il suo positivo influsso sulla salute psicofisica dell’uomo. La consapevolezza di ciò e l’utilizzazione coscienziosa di questo salutare patrimonio sono nell’interesse di chi si occupa del bosco e di chi lo frequenta.

Spesso, gli spazi boscati vengono percepiti unicamente come zone dove praticare pic-nik e vengono sfruttati soprattutti come aree turistico-ricreative. Questi luoghi, in realtà sono molto di più, in quanto tutta la popolazione usufruisce, coscientemente o meno, di un’offerta di prima classe a promozione della salute: aria pura, microclima gradevole, atmosfera rilassante, odori e profumi, giochi di luce ed altro ancora.
Tutti questi fattori ambientali, fino ad oggi poco studiati, possono avere effetti sia preventivi che terapeutici per anima e corpo e forse anche per la mente.

Il filtro verde per aria ed acqua

Solo al mare o in alta montagna possiamo trovare un tasso di particelle di polvere così basso come nel bosco; inoltre, gli alberi, in particolar modo le conifere, rilasciano nell’aria sostanze eteriche ad effetto rinfrescante e, nella maggior parte dei casi, curative per l’apparato respiratorio. Si sono ottenuti buoni risultati terapeutici in casi di asma e allergie varie, sfruttando, a lungo termine, la permanenza nel bosco. Non a caso parecchi centri di cura o bagni si trovano in zone boscate. In un passato che potrebbe sembrare remoto, venivano curate in montagna malattie come la tubercolosi, combattuta durante il regime del ventennio fascista, credo debellata ai nostri giorni.

Come l’aria, anche l’acqua viene filtrata dal terreno del bosco; infatti, innumerevoli comuni si procurano l’acqua da sorgenti situate nei boschi, evitando così costosi impianti di filtraggio, basati sull’utilizzazione di sostanze chimiche o carbone attivo.
 
Climatizzazione e/o protezione fisica
 

Sia d’estate che d’inverno possiamo notare la funzione climatica che assolve il bosco. Nel bosco, il clima è meno soggetto a oscillazioni rispetto a quello dei campi aperti, l’irraggiamento è schermato dalle chiome che fungono pure da frangivento e le temperature si mantengono più costanti: in estate, attraversando un bosco in moto, o ancora meglio in bicicletta, notiamo un clima più fresco con temperature di 4 – 5 C° in meno rispetto all’aperta campagna; in inverno viceversa, chi attraversa un bosco di conifere, viene protetto dal vento secco e freddo, ed anche in questo caso vi è la stessa oscillazionedelle temperature.
Nelle nostre case poi, il legno ha un potere equilibrante in quanto assorbe e rilascia umidità favorendo, in tal modo, un clima gradevole.
 
Bilancio di ossigeno e CO2

L’opinione comune vuole che il bosco sia un produttore di ossigeno e per questo si parla ad esempio del «polmone verde dell’Amazzonia». In effetti, durante la sua crescita, ogni albero assorbe e immagazzina CO2 e produce ossigeno, ma se si osserva il bilancio di questi due gas nei vari tipi di bosco, si potranno notare delle differenze. Infatti, solo nei boschi gestiti ( dai quali viene prelevato il legname d’opera per mobili e costruzioni) e in quelli giovani (dove la massa legnosa è in crescita), osserviamo una produzione di ossigeno maggiore rispetto a quella di CO2.
Nelle foreste vergini, questo bilancio risulta pareggiato, in quanto, nel processo di decomposizione del legname a terra, viene reintrodotto nell’atmosfera il CO2 precedentemente immagazzinato.
Indirettamente, quindi, l’utilizzazione del legname nei boschi gestiti dall’uomo può avere un influsso positivo sul clima mondiale, in quanto consente uno stoccaggio di CO2 e, considerato che questo gas rappresenta un fattore di rischio per il surriscaldamento dell’atmosfera, la funzione equilibratrice risulta doppia.

La farmacia sempre di turno*

Già nella preistoria (uomo di Neandertal), accanto agli aspetti di produzione di cibo per il nutrimento prima e di legname poi, il bosco era importante come «prima farmacia» forse lo sarà ancora nel prossimo futuro, in quanto fonte principale di sostanze curative, quali acidi (salice – aspirina), fenoli, terpeni, resine (pino, ginepro),tannini (castagno, querce) o flavonoidi (olivo, pioppo, castagno d’india). Nel bosco crescono pure parecchie bacche e frutti ricchi di vitamine e sostanze minerali, come la rosa canina ed il corbezzolo, impiegati per l’elevato tenore di vitamina C.
Si pensi infine alla fitoterapia in genere ed alle erbe officinali, che non sono poche.

Cromoterapia: Il verde calma

Se chiediamo in un sondaggio a tutti quelli che incontriamo di associare spontaneamente qualcosa al colore verde, i più risponderanno “bosco” o “prato”.
Lo psicologgao Stefanescu-Goan ha scoperto e sostenuto che questo colore viene percepito come calmante, amichevole, mite e dolce. Sembra inoltre che armonizzi la psiche e che il verde foglia ed il verde medio abbiano un effetto riequilibrante.
Queste caratteristiche attribuite al verde sono riscontrabili nelle varie culture: i tibetani venerano una dea chiamata «Tara verde», che presiede alla calma curativa ed alla mitezza. Nei miti giudaici, nella kabbala, il verde è il colore della misericordia. Nella nostra cultura, sembra unutile dirlo, il verde è il sinbolo della speranza.

Chiaro e scuro – pluralità di effetti

L’alternarsi di zone chiare e scure, i contrasti e le molteplici tonalità di colore giocano un ruolo importante per la psiche umana; i sensi, infatti, necessitano di queste variazioni per svolgere la loro funzione. A dipendenza dalla sua condizione momentanea, l’uomo cerca nella natura qualcosa che compensi o che sostenga il suo stato d’animo e in questo senso il bosco fornisce la più grande varietà di sensazioni.

LA SILVOTERAPIA: arte terapeutica basata sul contatto con la natura, dalla vegetazione degli ampi spazi agli alberi dei boschi.
Questa arte terapeutica era conosciuta e praticata dai druidi del mondo celtico, dagli antichi romani e dai popoli nativi moderni in genere Si tratta di esperienze pratiche dell’utilizzo dell’energia degli
alberi, secondo le antiche tradizioni. Abbraccio degli alberi, bagno di bosco,
mesmerismo arboreo,meditazione con un albero, comunicare con le piante.
 
Il bosco nella vita
 

Nelle fiabe, l’abbondanza di vita vegetale viene spesso simboleggiata dalla presenza del bosco: Cappuccetto Rosso, Biancaneve e i sette nani, La bella addormentata nel bosco, Pollicino, ne sono un esempio. Nel bosco bisogna innanzitutto perdersi, incontrare pericoli per infine superare una prova di pazienza o di coraggio. Il bosco, quale luogo dell’accadere nelle favole, mostra le speranze e le paure che spesso nelle fasi di transizione nascondiamo in noi e rispecchia i cambiamenti nelle diverse fasi della nostra vita.
Il sommo Dante non si perse nel pieno della sua maturità in una selva oscura?

Equilibrio nel bosco grazie all’«elettricità forestale»?
 

Il flusso di cariche elettriche generano processi vitali; è necessario, ad esempio, un potenziale elettrico per rendere possibile il trasporto di materiale nutritivo da cellula a cellula, e lo stesso vale per il sistema nervoso.
Soprattutto gli alberi quindi il bosco si trovano in un campo elettrico. Questo andrebbe certamente rilevato con particolari attrezzature. Senza altro un potenziale elettrico troppo grande, darebbe un surriscaldamento di corpi. Si suppone che nel bosco sia presente un flusso di deboli correnti elettriche.

La ricerca prima o poi dovrebbe chiarire le differenti particolarità di questa “elettricità forestale” rispetto ad un campo agricolo. Quasi certamente, il bosco, come per quanto riguarda il clima, svolge anche nel caso delle cariche elettriche un ruolo equilibratore. Questo potrebbe andare a vantaggio di quelle persone che, a causa di eccessive sollecitazioni, soffrono delle relative conseguenze (mal di testa, stress, ecc.). Sarebbe altresì importante una ricerca in merito agli ioni, particolarmente numerosi, presenti nell’atmosfera boschiva (per es. ossigeno ionizzato) come in vicinanza di cascate. È possibile che le funzioni polmonari vengano favorite dalla particolare composizione degli ioni presenti nell’aria che respiriamo nel bosco.

Al C.F.S. si potrebbe affidare la gestione di boschi terapeutici?

Ci saranno, in futuro, boschi che verranno gestiti inseguendo finalità terapeutico-preventive?

Quello che ora potrebbe sembrare utopistico, in un prossimo futuro potrebbe diventare realtà, in quanto la funzione ricreativa e distensiva del bosco è diventata di grande interesse negli ultimi decenni.
Taluni (o parecchi?) boschi saranno caratterizzati da un aspetto estetico particolarmente attraente: prospettive, giochi di luce (contrasti, variazioni, alternanza tra zone chiare e boschi fitti (densità colma o scarsa) gallerie vegetali, tonalità di colori diversi (cortecce foglie, fiori, muschi,) talari presenteranno delle diversità morfologiche (boschi misti), degli elementi geometrici (sentieri, rustici, termini lapidei, cippi, (piante capitozzate) ecc…)
Altri ancora proporranno zone elette allo svago (angoli di meditazione, luoghi protetti, strade esperienziali, «camere verdi» per pensare all’amore.

Altri luoghi particolari per risvegliare i propri sensi, in particolare olfatto e udito.
Sempre, nel BOSCO, in questa grande palestra (Iperossigenata) possiamo stimolare anche un senso-non senso: quello dell’eqiulibrio.

Questi siti specifici potranno essere creati e mantenuti grazie ad interventi particolari (diradamenti, piantagioni, tagli mirati) e, in questa direzione, occorrerebbe coordinare il lavoro di selvicoltori, medici architetti e paesaggisti, ingegneri e forestali. I pazienti verrebbero affiancati da personale con formazione specifica, idoneo ad aiutarli nell’utilizzazione ottimale del potenziale terapeutico dell’ambiente boschivo.

Che dire infine delle palestre all’aperto per allenarsi in quasi tutte le discipline sportive?
Un po di tempo fa, uno spot pubblicitario terminava col dire: PROVARE PER CREDERE.