Falconeria

La caccia con il falco

Federico II di Svevia dedicò alla caccia col falco un’opera monumentale, il De arte venandi cum avibus, in cui si affrontano con eccezionale conoscenza della materia gli aspetti dell’allevamento, della selezione, dell’addestramento e dell’uso dei falconi da caccia. Per tutto il Medioevo si continuò comunque a cacciare il cervo e il cinghiale con i cavalli e i cani. Questi sono già chiaramente identificabili per razza e abilità: i levrieri per l’inseguimento, i segugi per la traccia, i mastini per l’attacco al cinghiale e i bracchi per alzare gli uccelli al falco. Trappole e reti venivano usate sia per i volatili che per la piccola selvaggina da pelo. Le tagliole di ferro erano invece riservate al lupo, mentre lacci e panie furono gli strumenti di caccia delle classi più umili. Tra le armi, insieme all’arco tradizionale e al saeppolo si affermò, come del resto in guerra, l’uso della balestra. L’orso si affrontava ancora secondo la cultura barbarica: a piedi e armati soltanto di un coltello.