Sopravvivenza

“La sopravvivenza corrisponde alle condizioni di vita di un soggetto che, posto in un ambiente aggressivo, prolunga per un tempo limitato il periodo che lo separa dalla morte.” (Xavier Maniguet).

Questa definizione classica di sopravvivenza ha il merito di sottolineare lo stato temporaneo, durante il quale l’evento fatale viene rimandato, e di non essere restrittiva riguardo i tipi di aggressione possibili. L’uomo moderno resta, infatti, soggetto alle stesse aggressioni della natura che minacciavano il suo antenato nelle caverne, ma come potrebbe prenderne coscienza dal fondo del suo “bozzolo civilizzato”? Si è inoltre inventato nuove aggressioni il cui numero e la cui forza dipendono dalla scala della sua curiosità mai appagata (es. bomba atomica…). Che si tratti di record sportivi, di imprese avventurose, d’incidenti, di macchine sempre più sofisticate, di guerre sempre più apocalittiche, l’uomo del XX secolo non ha fatto che moltiplicare i mezzi che lo mettono bruscamente a confronto con l’impreparazione delle prime età.
La conoscenza delle tecniche di sopravvivenza ci può aiutare in qualunque caso, e sarà l’unica cosa che ci servirà veramente in situazioni di emergenza, sia se ci troviamo in città, sia se abbiamo intrapreso un’escursione o se ci troviamo in un luogo sconosciuto.
Anche se “sopravvivere”, nella civiltà moderna, non è diventato tanto difficile come poteva esserlo qualche secolo fa, siamo continuamente “attaccati” dalle forze della natura (che ci sono, ed è giusto che sia così); è è proprio in questi casi che rimpiangeremo di non aver mai aperto un manuale di sopravvivenza, o di non essere mai stati avvicinati da un amico a queste meravigliose conoscenze che non solo sono utili in casi di pericolo, ma sono anche un mezzo per avvicinarsi di più ad un mondo naturale dove tutto è pronto, basta solo sapere dove e come prenderlo!

“La sopravvivenza non può essere appresa solo sui testi. Quest’arte si impara con la pratica, meglio se in ambiente ostile.” Jacek E. Palkiewicz

“Gli Zulù costituivano nel Sud Africa una delle più belle tribù. Ogni uomo era un buon guerriero e un buon scout, perché aveva imparato fin da ragazzo.
Quando un ragazzo era abbastanza grande per divenire guerriero veniva spogliato di ogni abbigliamento e completamente dipinto di bianco. Gli venivano dati uno scudo con il quale proteggersi ed un << assegai >> o spiedo corto per uccidere animali e nemici. Veniva quindi lasciato libero nella boscaglia. Se qualcuno lo vedeva mente era ancora bianco gli avrebbe dato la caccia e lo avrebbe ucciso. E la pittura bianca metteva circa un mese a scomparire, e non veniva via lavandosi.
Così per tutto un mese il ragazzo doveva nascondersi nella giungla e vivere come gli era possibile. Doveva seguire le tracce del cervo e strisciare fino a giungergli tanto vicino da colpirlo con lo spiedo, onde procurarsi da mangiare e da coprirsi. Doveva accendersi il fuoco per cucinarsi il cibo, fregando due bastoni l’un contro l’altro. E doveva fare attenzione che il fuoco non facesse troppo fumo, che avrebbe dato nell’occhio di coloro che erano all’erta per dargli la caccia. Doveva essere in grado di correre a lungo, di arrampicarsi sugli alberi e di traversare a nuoto i fiumi per poter sfuggire agli inseguitori. Doveva essere coraggioso e far fronte ad un leone ed a qualsiasi altra belva che lo attaccasse. Doveva conoscere quali piante erano buone da mangiare e quali velenose.
Doveva esser capace di costruirsi una capanna ben nascosta per viverci. Doveva preoccuparsi, dovunque andasse di non lasciar mai tracce dietro di se, per non esser inseguito. Per un mese doveva vivere così, a volte con un calore torrido, altre con tempo freddo e piovoso.
Quando finalmente la vernice bianca era sparita, poteva tornare al suo villaggio. Era allora ricevuto con grande gioia e gli si permetteva di prender posto tra i giovani guerrieri della tribù. Aveva dimostrato di essere in grado di badare a se stesso.” Aveva dimostrato di saper SOPRAVVIVERE.
Tratto da “Scoutismo per ragazzi” di Lord Baden Powell – Ed. ANCORA

“Non aver paura, altrimenti non vedrai alcunché, niente proverai, niente scoprirai. Quelli che hanno paura del rischio non conosceranno mai il rischio dell’avventura, così come quelli che non hanno mai sofferto la fame non conosceranno mai la gioia di mangiare.” – Jacek E. Palkiewicz –

Le doti necessarie per sopravvivere sono innumerevoli: esse variano dalla capacità di adattamento alla rapidità e sicurezza nella decisione; dall’ostinazione all’autocontrollo; dall’efficienza fisica e psichica all’insaziabile desiderio di continuare a vivere comunque nonostante una situazione di disagio; dall’allenamento ad una vita disagevole alla accettazione di situazioni difficili; dall’abilità manuale nel procurarsi il cibo o costruire un riparo allo spirito di adattamento nell’alimentazione. Tutto questo é importante, ma una sola é la dote indispensabile per sopravvivere: la volontà. (Palkiewicz).

Le Regole base per la sopravvivenza

Mai svolgere attività turistico – sportiva da soli (scalate, sci, pesca, campeggio, escursione a piedi, ecc.).
Vestirsi in modo appropriato alle condizioni che si devono affrontare.
Portare almeno un equipaggiamento base: coltello, fiammiferi e fischietto.
Riconoscere i propri limiti fisici e le capacità tecniche nell’affrontare certe imprese.
Conoscere, almeno a grandi linee, la zona dove si è diretti.
Portare carta e bussola e saperli usare.
Comportarsi con prudenza valutando i rischi.
Lasciare una specie di programma circa il proprio spostamento.
Rafforzare la volontà, aver fiducia in se stessi, non mollare mai.

I cinque mai

Mai deconcentrarsi.
Mai rinunciare alla lotta.
Mai arrendersi, tentare ancora.
Mai pensare di aver fatto tutto il possibile.
Mai disperare.