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J. N. Niepce: Vista della camera a Le Gras, 1826. Il tempo d'esposizione di 8
ore causa l'impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra
sia da sinistra.
Il primo successo con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822, con la
riproduzione su vetro di un'incisione che raffigurava papa Pio VII. La
riproduzione andò però distrutta qualche tempo dopo e la più antica immagine
oggi esistente è una di quelle che Niepce ottenne nel 1824, utilizzando una
camera oscura nella quale l'obiettivo era una lente biconvessa, dotata di
diaframma e di un rudimentale sistema di messa a fuoco. Alle immagini così
ottenute Niepce diede il nome di eliografie.
Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per
lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nel 1839 il fisico François Arago
descrisse all' Accademia delle Scienze di Parigi un procedimento messo a punto
da Daguerre, che venne chiamato dagherrotipia; la notizia suscitò l'interesse di
William Fox Talbot, che dal 1835 sperimentava un procedimento fotografico
denominato calotipia, e di John Herschel, il quale sperimentava un procedimento
su carta sensibilizzata con sali d'argento, utilizzando un fissaggio a base di
tiosolfato sodico.
In questo stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò un procedimento
originale che faceva uso di un negativo su carta sensibilizzata con ioduro
d'argento, dal quale si otteneva successivamente una copia positiva. Bayard fu
però invitato, per evitare una concorrenza diretta con Daguerre, a desistere
dalla continuazione degli esperimenti.
Lo sviluppo della dagherrotipia fu favorito anche dalla costruzione di
apparecchi speciali muniti di un obiettivo a menisco acromatico messo a punto
nel 1829 da Charles Chevalier. Tra il 1840 e il 1870 circa si ebbero numerosi
perfezionamenti dei processi e dei materiali fotografici:
- nel 1841 Francois Antoine Claudet diede nuovo impulso alla ritrattistica introducendo lastre per dagherrotipia a base di cloruro e ioduro d'argento, che consentivano pose di pochi secondi;
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nel 1851 Frederick Schott Archer ideò il procedimento al collodio che si
diffuse al posto della dagherrotipia e della callotipia.
Tra il 1851 e il 1852 vennero introdotte l' ambrotipia e la ferrotipia,
procedimenti con cui si ottenevano dei positivi apparenti incollando un
negativo su lastra di vetro sopra un supporto di carta o panno neri oppure
di metallo brunito;
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nel 1857 comparve il primo ingranditore a luce solare a opera di J. J.
Woodward;
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nel 1859 R. Bunsen e H. E. Roscoe realizzarono le prime istantanee
con lampo al magnesio. Le prime immagini a colori per sintesi additiva si
devono a J. C. Maxwell (1861), mentre L. Ducos du Hauron ottenne le prime
immagini a colori mediante sintesi sottrattiva (1869) e R. L. Maddox
introdusse un'importante innovazione: le lastre con gelatina animale come
legante.
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Infine, nel 1873 H. Vogel scoprì il principio della sensibilizzazione
cromatica e realizzò le prime lastre ortocromatiche.
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