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Dopo queste invenzioni, che possono essere considerate le basi della
fotografia, le ricerche si indirizzarono al perfezionamento dei materiali
sensibili, dei procedimenti di sviluppo e degli strumenti ottici. Tra le
innovazioni più importanti si ricordano l'introduzione degli apparecchi
fotografici portatili (1880) e delle pellicole in rullo con supporto in
celluloide, realizzate per la prima volta da G. Eastman nel 1889.
Nel 1890 F. Hurter e V. C. Driffield iniziarono lo studio sistematico della
sensibilità alla luce delle emulsioni, dando origine alla sensitometria. Un
considerevole miglioramento delle prestazioni degli obiettivi si ebbe nel 1893,
quando H. D. Taylor introdusse un obiettivo anastigmatico (tripletto di Cooke)
con sole tre lenti non collate; tale obiettivo fu perfezionato da P. Rudolph nel
1902 con l'introduzione di un elemento posteriore collato e venne prodotto
l'anno dopo dalla Zeiss, con il nome di tessar.
Altri progressi si ebbero con l'introduzione del sistema reflex (1928) e degli
strati antiriflesso sulle superfici esterne delle lenti (che migliorarono
enormemente la trasmissione tra aria e vetro e il contrasto degli obiettivi) e
con il processo Polaroid in bianco e nero (che permetteva di ottenere in pochi
secondi una copia positiva, utilizzando un apparecchio e una pellicola
speciali), introdotto nel 1948 da E. H. Land e successivamente esteso al colore.
Con gli anni Sessanta con gli esposimetri incorporati nelle macchine
fotografiche ebbe inizio l'epoca degli automatismi: l'evoluzione tecnologica in
tale campo fu tale che alla fine degli anni Ottanta, con la miniaturizzazione
dei circuiti elettronici, la messa a fuoco e l'esposizione erano completamente
automatiche; inoltre micromotori provvedono al caricamento della pellicola, al
suo avanzamento dopo ogni scatto, e al riavvolgimento nel caricatore al termine
dell'uso .
Negli anni Ottanta entrarono in produzione macchine per la fotografia digitale
che al posto della pellicola avevano un CCD (Charge Coupled Device), lo stesso
elemento sensibile delle videocamere.
Questo componente era in grado di analizzare l'intensità luminosa e il colore
dei vari punti che costituiscono l'immagine e di trasformarli in segnali
elettrici che venivano poi registrati su un supporto magnetico (nastro o disco)
che poteva contenere alcune decine di immagini. L'immagine registrata poteva
essere immediatamente rivista su un monitor, stampata da un'apposita stampante,
o spedita, via cavo o via etere, a qualsiasi distanza.
Macchine di questo tipo venivano usate soprattutto dai fotoreporter, perché
permettevano l'immediata trasmissione delle foto ai giornali, che non hanno
bisogno di immagini ad alta definizione.
L'inconveniente principale della fotografia elettronica era infatti la scarsa
definizione delle immagini, in confronto a quella della fotografia tradizionale.
Notevole diffusione ha avuto l'elaborazione elettronica delle immagini
fotografiche, che, digitalizzate da uno scanner ad alta definizione, possono
essere corrette ed elaborate a piacere (eliminazione di dominanti cromatiche,
modifica dei colori, cancellazione e aggiunta di parti di immagine, fino a
ottenere fotomontaggi quasi perfetti). L'immagine elaborata viene poi stampata
su pellicola, con la stessa definizione dell'originale.
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